DON JON

“Don Jon” è un’innovativa commedia sulla dipendenza dal porno.

Jon Martello jr. (Joseph Gordon-Levitt) è un italoamericano, del New Jersey, la cui vita è scandita da un preciso rituale: corpo, casa, auto, famiglia, chiesa, amici, ragazze.

Gli amici lo chiamano “Don”,  per la capacità di portarsi a letto una donna diversa ogni sera. Ma Jon ha una sola passione: il porno.

 

Certo della superiorità della masturbazione davanti ai video hard, la pratica anche dopo il sesso reale.

Assuefatto da questa dipendenza, è convinto che la sua certezza non possa vacillare. Almeno fino a quando non incontra Barbara (Scarlett Johansson).

 

 

 

Il primo film da regista di Joseph Gordon Levitt è una commedia atipica con un finale tipico.

Non poteva essere altrimenti per il  protagonista di 500 giorni insieme e Hesher è stato qui,  attore simbolo di un certo cinema indipendente americano, insofferente alle regole stringenti delle commedie hollywoodiane.

Inserire la dipendenza dal porno come elemento centrale di una commedia, etichettabile a fatica come “romantica”, è  un azzardo ben ripagato da un inizio scoppiettante.

La sceneggiatura scorre veloce lungo i binari tracciati dal monologo iniziale del protagonista: allenamento in palestra  la corsa in macchina per andare a messa, la confessione, il pranzo domenicale con la famiglia, le serate con gli amici in discoteca e nel letto con le ragazze rimorchiate.

Questo consente al regista di comunicare i cambiamenti nella storia e nella psicologia del protagonista diversificando ogni volta la stessa scena di questa routine. Uno stile forse scolastico, ma non didascalico.

 

 

L’interpretazione di Joseph Gordon-Levitt è curata e precisa, anche se il suo coatto resta sempre lontano dagli eccessi dei protagonisti di  Jersey Shore , a cui chiaramente si ispira.

Meno credibili le interpretazioni dei genitori del protagonista, troppo schiacciati nello stereotipo della famiglia italoamericana, sopratutto il redivivo Tony Danza.

Il pubblico maschile ride molto, quello femminile un po’ meno. Perché il  film rivela quello che molti uomini pensano  e non possono dire sul porno e la vita di coppia, specie se accompagnati dalla ragazza/partner/moglie di turno.

Il momento è catartico.

 

L’ingresso nella storia di Barbara, una Scarlett Johansson mai così provocante e sensuale dai tempi di Match Point, non solo sconvolge la regolare vita di Jon, ma rivela anche l’idea di fondo del film.

Se Don ha la passione per i porno, Barbara ha quella per i film romantici. Ma entrambi creano un mondo illusorio, un ostacolo verso l’amore vero e la conoscenza dell’altro.

Un’intuizione vincente.

Il tentativo di Don Jon di uscire dalla dipendenza dal porno e dalla sua illusione, cercando di scoprire l’amore vero, passa attraverso i consigli di Esther (Julianne Moore).

I paternali di questa mentore della domenica, o meglio dei corsi serali, accompagna il film verso una conclusione troppo repentina, culminante  in un finale moralista e autoassolutorio.

La sensazione è che il giovane regista californiano temesse di allungare troppo il brodo di un’idea innovativa e interessante, arrivata ad un punto morto con il passare delle scene.

Nonostante la seconda parte, rimane una delle commedie più interessanti dell’anno.

http://www.youtube.com/watch?v=YmggOk5btNI

 

La frase: “I film e la pornografia sono due cose diverse, Jon danno persino dei premi ai film.” – “Se è per questo li danno anche ai porno.”

 

Andrea Fioravanti

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