Hotel Gagarin:una commedia in agrodolce

Sono cinque, tutti italiani, e non hanno soldi. Ma vengono convinti da un sedicente produttore a girare un film in Armenia. Arrivano all’Hotel Gagarin, che è il titolo della pellicola di Simone Spada, una struttura isolata nei boschi, circondata soltanto da neve. A peggiorare la situazione, scoppia una guerra e il produttore sparisce con tutti i soldi.

Sogno svanito? Sì. Ma la troupe s’inventa qualcosa, trasformando quello che potrebbe essere un viaggio tragico in qualcosa di indimenticabile. Ritroveranno la spensieratezza che avevano perso. Forse anche la felicità. In Italia, il film è uscito nelle sale cinematografiche lo scorso 24 maggio. Il cast è di quelli importanti: Luca Argentero, Claudio Amendola, Giuseppe Battiston e Barbora Bobulova. È una commedia, ma agrodolce. Che fa riflettere.

Si divide nettamente in due parti Hotel Gagarin; nella prima, siamo al piano truffaldino escogitato dal manager o presunto tale Franco Paradiso (interpretato da Tommaso Ragno); poco alla volta, s’inizia a capire che siamo in Armenia, ma il vero bersaglio è l’Italia, Paese disgraziato. Nella pellicola c’è l’alter ego di Spada, ossia il professor Nicola Speranza, interpretato da Giuseppe Battiston, a cui la ‘Tindaro’ film assegna il ruolo di regista.

Claudio Amendola è un elettricista senza un quattrino, Silvia D’Amico una prostituta ingaggiata come protagonista, Luca Argentero è operatore di ripresa fissato con le canne, la responsabile di produzione (d’accordo con il produttore) è Barbora Bobulova. Hotel Gagarin è lontano parente di Grand Budapest, almeno per la location. Paga il tributo alla commedia italiana, così come a Salvatores degli anni ’90 o a Veronesi de Il Barbiere di Siviglia, fino ad arrivare ai Figli delle stelle. L’albergo diventerà il luogo di ritrovo per tutti gli abitanti del paese, convinti che la troupe possa finalmente realizzare i loro sogni attraverso la magia della cinepresa.

Ci sono molti spunti presi qua e là da Spada: amici più sfigati di Fantozzi, commedia un po’ sulla strada e un po’ statica, un po’ romantica e un po’ crepuscolare, con poca cattiveria. La fotografia merita sicuramente, grazie a Maurizio Calvesi. La morale della pellicola? Per sognare c’è sempre tempo, anche quando le difficoltà paiono sormontarci. Il personaggio fantastico del film, Philippe Leroy, ha proprio il compito di farsi portatore di questo messaggio, omaggiando il mito degli astronauti, dei cowboy e di Humphrey Bogart. Il cast dà sicuramente qualcosa in più all’intera pellicola. Che, per il regista, è stata la prima.

Lascia un commento

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Current month ye@r day *