‘Lazzaro felice’: contadini senza tempo, Cannes applaude

Dieci minuti di applausi ha ricevuto al Festival di Cannes l’opera di Alice Rohrwacker, ‘Lazzaro Felice’. Lei, una delle poche registe presenti alla competizione, ma già alla seconda partecipazione al concorso francese. Un film volutamente confuso a livello temporale, una sorta di favola che racconta la vita fuori dal tempo di una comunità di mezzadri a servizio presso il podere de l’Inviolata.

Traspare tutto il fascino di Alice per la vita in campagna, per le comunità isolate (anche dal tempo), per chi riesce a guardare il mondo con il cuore puro, anche in mezzo alle tante bruttezze dell’era moderna. Ma chi è il Lazzaro che dà il titolo alla pellicola? E’ un contadino giovane, che non distingue il bene dal male, che non sa neanche chi sono i suoi genitori. A interpretarlo un esordiente, Adriano Tardiolo, scelto per caso. Come spiega Alice Rohrwacker: “Adriano andava a scuola, noi non trovavamo il nostro Lazzaro. Quando il direttore del casting lo ha visto, gli ha proposto il provino, ma lui ha detto di no. Non avendo mai recitato, aveva paura di ciò che avrebbe trovato. Ha accettato dopo aver insistito un po’”.

Lazzaro ‘felice’ è un contadino che ha sentimenti per tutti ed è altruista, incredibilmente altruista. Se gli altri sono felici, lui è felice. Il film non parla solo di buoni sentimenti, ma anche di gente sfruttata e privata dei diritti. I mali del capitalismo, infine. Nel film c’è pure la sorella della regista, Alba. E’ un’ex contadina trapiantata in città, vive di espedienti e la sua astuzia tuffaldina finirà per confrontarsi con il candore di Lazzaro.

Come in tutte le fiabe, c’è la cattiva di turno, la Marchesa Alfonsina De Luna, proprietaria de l’Inviolata, moglie e madre che non sa dare affetto e tratta i mezzadri come schiavi. Nei suoi panni troviamo Nicoletta Braschi. “Il mio è un personaggio orribile, che prova piacere nel controllare la vita degli altri, è priva di pietà. Costringe gli altri a vivere nella menzogna”. Lazzaro felice arriverà al cinema dal 31 maggio.

Alice Rohrwacker racconta dove ha tratto ispirazione: “La lezione dei maestri l’ho appresa e riutilizzata a livello inconscio. Sono debitrice di Ermanno Olmi, dei Taviani senza dubbio e del Neorealismo. Stavolta volevo lavorare sulla distinzione tra nord e sud, tra città e campagna. Cadere nel fascino della location era un rischio da schivare. Per quanto riguarda la città, volevamo luoghi tipici presenti in ogni metropoli che però non fossero anonimi”.

Lascia un commento

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Current month ye@r day *