NYMPHOMANIAC VOLUME 2

Il volume II è molto più difficile da digerire del volume I sotto diversi aspetti e per qualsiasi genere di spettatore sinceramente disposto a metterci un piede dentro. La prima ragione è fisiologica alla scelta distributiva. Vedere e archiviare (cioè seguire, elaborare, discutere, rifiutare o accogliere) la prima parte di un film che chiede una presa di coscienza e di posizione – cinefila ancor prima che ideologica – significa aprire e chiudere una porta, raggiungere un certo grado di saturazione. Il Volume II, a meno di tre settimane di distanza, rilancia la discussione. È una proposta faticosa da accettare.

Per di più alza la posta. La violenza reiterata e brutale subita da Joe di sua volontà, nella parte centrale del film, comincia a spingere lo spettatore verso le perplessità.Le lunghe sessioni di frustate, banalmente (?) associate all’iconografia cristiana della Passione, hanno un’evidenza – questa sì – pornografica (la carne del fondoschiena e delle cosce si apre), che sembra incongrua rispetto alla censura dell’atto sessuale più ovvio (non ci sono dettagli delle penetrazioni), ma che è perfettamente congrua al corto circuito ricercato. È per giunta una parte molto lunga del film, spaccata in mezzo dal folle in-joke del bambino sul balcone.

La seconda parte in sintesi è sadomaso, tortuosa, incoerente, piena di legnate ai suoi attori – ma né vere né realistiche, dolorose davvero – e di “provocazioni” al pubblico, e incroci truci, e buffe scene cronenberghiane (come quella dei cucchiaini “vibratori”) o alla Blake Edwards, quando la Gainsbourg nuda tra due statuari neri si siede ignorata, e incorniciata dal suggestivo ponte levatoio delle loro erezioni.

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