Rupert Everett si regala Oscar Wilde in ‘The Happy Prince’

 

E’ l’esordio alla regia e Rupert Everett ha deciso di regalarsi un ruolo non banale, ossia quello di Oscar Wilde in ‘The Happy Prince’, la nuova pellicola che è nelle sale dal 12 aprile e che è già passata, fuori concorso, alla Berlinale. Il film è stato girato in buona parte a Napoli, in particolare al Rione Sanità e a Posillipo, luoghi a cui Everett è particolarmente legato (nel secondo ha anche vissuto per un po’).

Si racconta il destino tragico di Oscar Wilde, il periodo della sua prigionia, il suo poema ‘De Profundis’. A 60 anni, un esordio con i fiocchi per Rupert Everett, che da dieci anni lavora al progetto. Si parla anche di omosessualità, o meglio degli inizi del movimento di liberazione omosessuale e lgbt, ispirati proprio dall’artista.

Distribuito da Vision Distribution, The Happy Prince racconta pure Wilde a Parigi, vagabondo, malato, ma ancora romantico e galante. Racconta Wilde in modo diverso da quello che ti aspetteresti e da quello visto in ‘Un marito ideale’ e ‘L’importanza di chiamarsi Ernest’. “Per me è sempre stato difficile lavorare nel mondo dello spettacolo negli anni ’80 e ’90: quando sei gay, devi negoziare. Anche per questo Oscar Wilde è sempre stato una fonte d’ispirazione”.

Perché parlare degli ultimi anni del suo idolo? “La parte conclusiva della sua vita è stata incredibilmente romantica, e poi mi piace la belle époque, adoro l’ultimo decennio del diciannovesimo secolo e volevo restituire l’immagine di Wilde che, come Paul Verlaine, era stato ostracizzato dalla società e trasformato in un relitto che vagabondava per i boulevard a implorare i passanti di offrirgli qualcosa da bere”.

Wilde non viene descritto come un santo. Si vede, in una scena, l’artista che si tinge le guance di rosso e canta ubriaco in una bettola. Ma senza fare la vittima. “Il motivo per cui è caduto in disgrazia e perché, arrivato all’apice del suo successo, non aveva più consapevolezza del mondo che lo circondava, pensava fosse costruito su misura per lui”.

Qualcuno ha visto un’analogia tra Oscar Wilde e Cristo: il sacrificio per salvare l’umanità. La sua idea di Gesù è contenuta nel De Profundis. La pellicola di Everett dà molta importanza al look dei personaggi (ha lavorato con i costumisti italiani Millenotti e Casalnuovo), la regia è ora mossa e realistica, ora maggiormente statica.

Dicevamo di Napoli: nel film c’è un flashback che riguarda l’autore di ‘Il ritratto di Dorian Gray’, appena uscito dal carcere, che si concede una vacanza nella città partenopea insieme al giovane amante Bosie, la causa della sua rovina. Ma perché ‘Il principe felice’? Perché la fiaba viene declamata dallo scrittore, prima in voice over, poi viene narrata a uno dei suoi piccoli protetti. C’è molta attenzione pure per l’unica donna nella vita dell’autore di centinaia di aforismi, la moglie Constance (Emily Watson), che amerà il marito anche dopo essere stata costretta a bandirlo dalla sua vita e da quella dei figli.

 

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