Spartacus: “Io sono Spartaco”

Avete passato un buon weekend?

State per ricadere nella noiosa routine quotidiana?

OggiBlog.it ogni lunedì vi accompagnerà nel faticoso ritorno al solito trantran con una nuova pillola di cinema: “SpartaCult”

Vi racconteremo una sequenza di culto passata alla storia della settima arte.

Non potevamo che iniziare con “Spartacus” di Stanley Kubrick.

 

 

 

 

Spartacus (198 min)  – Storico

(1960) di Stanley Kubrick con Kirk Douglas, Peter Ustinov, Tony Curtis, Jean Simmons, Charles Laughton.

Siamo nel I sec. a.C.

Spartaco (Kirk Douglas), gladiatore trace, dopo l’ennesima umiliazione subita, capeggia una rivolta di schiavi contro il governo di Roma.  Ma dopo una lunga serie di vittorie, perde la battaglia decisiva contro l’esercito repubblicano, guidato dal console Crasso (Laurence Olivier).

Però Spartaco non ha un volto per il generale romano. Per catturarlo e portarne il corpo, vivo o morto, come trofeo a Roma, Crasso si offre di risparmiare la crocifissione a tutti i sopravvissuti, in cambio del gladiatore.

Dopo un breve attimo di riflessione, Spartaco, come da copione hollywoodiano, tenta di consegnarsi, alzandosi in piedi. Ma prima che possa gridare il suo nome, Antonino (Tony Curtis),  suo intimo amico e tra i primi a seguirlo nella ribellione, fa lo stesso urlando per primo: “io sono Spartaco” , seguito da tutti gli altri schiavi.

In un crescendo di coraggiose presentazioni, una lacrima scende nel duro volto dell’eroe, consapevole di aver combattuto per qualcosa di importante: la libertà.

 

 

Aiutata dalla solenne musica di Alex North, già autore della colonna sonora di “Un tram che si chiama desiderio”(1951) e “La rosa tatuata” (1957), la sequenza è diventata di culto per il suo forte impatto emotivo.

Tutti si sacrificano per il singolo, in nome della causa per cui essi combattono.

Una scena talmente di culto da essere ripresa in molti film, come non ricordare “Oh capitano, mio capitano” , de: “L’attimo fuggente“(1989)?

In confronto “uno per tutti, tutti per uno”  di Dumas diventa un eufemismo.

Ma conoscendo i retroscena legati alla pellicola, la scena si carica di altre sfumature.

Kirk Douglas, oltre ad esserne stato il protagonista, produsse il film,  combattendo contro  il sistema politico degli studios per imporre alla sceneggiatura Donald Trumbo,  uno dei componenti della “blacklist” : i dieci sospettati di comunismo ai tempi del maccartismo.

La paura del sistema politico e hollywoodiano era quella di vedere la lotta per la libertà degli schiavi, contro l’ esercito di Roma, diventare simbolo dei risentimenti anti patriottici, presenti  in alcune classi della società statunitense e in procinto di esplodere.

Per gli amanti della dietrologia la scena rappresenterebbe lo scontro tra Spartaco/Kirk Douglas contro Crasso/Maccartismo, con gli schiavi nel ruolo dell’opinione pubblica favorevole alla libertà di espressione.

Piccoli cenni sull’universo.

 

Kirk Douglas & Tony Curtis in the film Spartacus – Stanley Kubrick 1960
Artist: Gabriel T Toro
( http://gabrielttoro.blogspot.it )

 

Se siete arrivati fino a qui, non avete nulla da fare o siete dei cinefili insaziabili, vogliosi di qualche annotazione tecnica.

In entrambi i casi proseguite.

La mano di Stanley Kubrick è quasi assente in questa scena.

Il regista di “2001 odissea nello spazio” era subentrato al mestierante di kolossal Anthony Mann, grazie all’innovativa regia di “Orizzonti di gloria” che aveva stupito Kirk Douglas, (protagonista anche in quel film) per la riscrittura  dei canoni del film di genere di guerra.

Molti furono gli scontri verbali tra attore/produttore e regista. Kubrick voleva smorzare i toni epici ricercati da Douglas, in cerca di uno stile meno romanzato, ma più aderente alla realtà.

 

Questa sequenza rientra nello stile del cinema narrativo classico.

Un piano americano ci presenta Crasso (Laurence Olivier) intento a mandare il messaggero dagli schiavi, ripresi prima con un campo lungo per mostrarne la grande quantità e poi in piccoli gruppi con dei totali.  L’obiettivo è quello di far conoscere allo spettatore, forse in modo didascalico,  i protagonisti del futuro gesto che passerà alla storia.

Dopo aver annunciato l’ultimatum, la macchina da presa inquadra con un mezzo primo piano Spartaco e Antonino, per poi riprendere tutti i soggetti già inquadrati in precedenza, con un montaggio alternato.

Lo scopo è quello di creare tensione, in attesa della scelta di Spartaco.

La musica sempre più incalzante accompagna il protagonista nel suo gesto di alzarsi.

Come già detto prima, Antonino inizia la sequela di “Io sono Spartaco” , r ipresa dalla mdp con varie inquadrature degli schiavi che si immolano per il loro capo.

Dopo un totale che fa capire allo spettatore in quanti si siano sacrificati per la causa, il regista alterna il primo piano di Crasso, abbattuto per non aver scoperto il volto di Spartaco e lo stesso gladiatore, sconfitto nella battaglia, ma vincitore morale.

 

Andrea Fioravanti

 

2 commenti a Spartacus: “Io sono Spartaco”

  • Gabriel T Toro  says:

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