Il buono, il brutto e il cattivo: il triello

Come ogni settimana torna Spartacult, la rubrica cinematografica che vi fa scoprire le scene cult della storia del cinema!

 

 

 

La sequenza di oggi è il “triello” finale ne “Il buono , il brutto e il cattivo” di Sergio Leone.

 

Il buono, il brutto e il cattivo (176 min) – WESTERN

(1966) di Sergio Leone con Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Eli Wallach, Aldo Giuffré.

New Mexico, 1862.

Siamo nel bel mezzo della guerra di secessione americana.

Tre fuorilegge sono alla ricerca di 200.000 dollari nascosti dal soldato confederato Jackson.

Il brutto (Eli Wallach) conosce il cimitero dove si trova il bottino , il buono (Clint Eastwood) sa il nome della tomba sotto la quale scavare. Pur non fidandosi l’uno dell’altro si alleano per spartirsi il tesoro. Il cattivo (Lee Van Cleef) era partito alla ricerca dei soldi prima che gli altri ne venissero a conoscenza.

La strana coppia arriva al cimitero. Dopo aver tentato di gabbarsi a vicenda, il buono e il brutto sono minacciati dalla pistola del cattivo, che cogliendogli di sorpresa, intima loro di continuare a scavare nella tomba che avevano già violato con le loro pale.

Ma il tesoro portato alla luce è un mucchio d’ossa. Il buono che non s’era fidato del compare, scrive su una pietra il nome della tomba dov’è veramente nascosto il bottino. Per conoscerlo i tre dovranno sfidarsi in uno scontro mortale.

Un largo spiazzo al centro del cimitero sarà il luogo della sfida.

Il triello può iniziare.

 

Chiamato anche “stallo alla messicana” questa scena è stata citata molte volte nella storia del cinema.

Come fa Tarantino ne “Le iene” (1992)

Due elementi la rendono unica: la musica di Ennio Morricone e il montaggio di Nino Baragli e Eugenio Alabiso,  su indicazione di Sergio Leone.

Il triello del compositore romano accompagna i protagonisti mentre si posizionano nel macabro teatro di questo scontro mortale, voluto dallo stesso Leone e costruito in due giorni dalle truppe dell’esercito franchista, arruolate precedentemente come comparse.

Inutile dire che la musica di Ennio Morricone riesce a rendere ricca di tensione un momento potenzialmente calante come la lentezza dei gesti dei tre fuorilegge.

La musica scema quando i protagonisti si fermano, posizionandosi come vertici di in un ipotetico triangolo

Ed è qui che la regia di Sergio Leone entra in gioco.

 

Questa sequenza è considerata anche un magistrale esempio di montaggio, tanto da essere studiata in quasi tutte le scuole di cinema.

È formidabile la capacità di Leone di mantenere alta la tensione nonostante si tratti di tre personaggi immobili nelle loro posizioni in attesa di sparare.

Ci riesce grazie alla musica di Morricone ma sopratutto con un montaggio usato matematicamente e ritmicamente per raggiungere un unico scopo: il climax, la massima tensione prima dell’azione.

L’attenzione dello spettatore è catturata per ben due minuti e mezzo, cioè quelli che separano i due campi lunghi raffiguranti dall’alto i tre nello spiazzo del cimitero, prima e dopo lo sparo del Biondo ( il buono) a Sentenza (il cattivo).

Sessantacinque inquadrature sono montate seguendo un preciso schema che proverò a spiegare.

Il seguito è per i cinefili.
O per chi non ha niente da fare.

 

 

Tre piani americani ci presentano i contendenti in sequenza: il brutto il cattivo e il buono seguiti da altrettante inquadrature dietro le spalle che fanno capire allo spettatore le relazioni spaziali tra i protagonisti.

Il buono guarda Tuco (il brutto), Tuco guarda Sentenza che chiude il triangolo guardando il buono.

Leone inquadra in dettaglio le tre pistole dei contendenti, per poi terminare questa mini sequenza con tre primi piani e primissimi piani seguendo lo sguardo del buono, il brutto e il cattivo.

Per semplicità chiamiamo le inquadrature a Tuco (brutto) con T, quelle a Sentenza (cattivo) S e al Biondo (buono) B.

In queste sei scene a gruppi di tre inquadrature seguono una preciso schema matematico: T,S,B – B,T,S – S,B,T – T,B,S – B,S,T

Leone usa ben cinque combinazioni per non far annoiare gli spettatori.
Sarebbe stato banale inquadrare sempre la stessa sequenza T,S,B.

Dopo aver ripreso in dettaglio la pistola di Tuco la danza del montaggio prosegue.

 

Fino a qui i tre si sono studiati, il regista vuole farci capire cosa stanno pensando.

Eli Wallach riesce a rendere tutta la preoccupazione del Tuco. I suoi occhi marroni sbattono come un flipper impazzito. È indeciso su chi colpire e non sa se entrambi gli spareranno.

Il biondo appare calmo. A differenza dello spettatore, sa di aver scaricato la pistola del Tuco e si preoccupa che Sentenza non spari al brutto che dovrà poi scavare per lui sotto la tomba dov’è sepolto il bottino.

Sentenza è il più in difficoltà. Rispetto agli altri due non ha nessun fianco libero ed intuisce dallo sguardo sempre più complice del Biondo e Tuco che sarà il primo a vedersi sparare una pallottola in corpo.

La sua paura è diversa dal panico del Tuco. Sentenza è freddo oltre che cattivo ma non riesce a trovare una via d’uscita: a chi sparare per primo?

Leone lo fa capire inquadrando molte volte la mano di Sentenza, sempre più vicina al revolver in questa seconda serie di inquadrature. Così come fa intuire allo spettatore il patto silenzioso tra Tuco e il biondo: per almeno tre volte il primo piano del brutto è seguito da quello del buono,  o viceversa. Il montaggio aumenta sempre più fino a quando i due si guardano direttamente, senza preoccuparsi di Sentenza.

Il patto è siglato.

L’ultimo dei tre ideali macro gruppi di sequenze è quello più veloce.

I famosi primi piani “alla leone” dei tre personaggi si alternano sempre più rapidamente fino a quando il buono e il brutto sparano entrambi al cattivo, che rotola coreograficamente nella tomba.

Anche qui Leone vuole dire qualcosa.

Sentenza prima e il Tuco poi vengono inquadrati in due fotogrammi che catturano lo sguardo di paura e l’attimo in cui prendono la pistola. Invece il buono, personaggio imperturbabile, ha bisogno di una sola inquadratura: un piano americano lo riprende mentre spara senza alcuna emozione.

La sequenza cult si chiude idealmente con le imprecazioni del Tuco per aver scoperto di avere la pistola scarica e il memorabile sigaro del Biondo che viene spostato da un angolo all’altro della bocca.

Il resto del finale è storia.

 

Andrea Fioravanti

 

 

 

 

 

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