#6: “Francesco, Francesco!”

Torna Spartacult, la rubrica cinematografica che analizza le scene cult della settima arte!

Oggi vi faremo riscoprire una delle scene più famose del cinema italiano: la morte di Pina in “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, film manifesto del neorealismo italiano.

 

Roma città aperta (99 min) – Drammatico

(1945) di Roberto Rossellini con Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Maria Michi, Marcello Pagliero

In un impreciso giorno del 1944, mentre Roma è occupata dai nazifascisti, si attende il futuro arrivo degli Alleati. Francesco (Grandjacquet), tipografo antifascista e Pina (Anna Magnani), giovane vedova, madre del piccolo Marcello, si devono sposare l’indomani. A sconvolgere i loro piani ci pensa Giorgio Manfredi,  partigiano comunista, che inseguito dalla polizia, si nasconde a casa loro. Quest’ultimo deve consegnare una ingente somma di denaro a dei partigiani fuori città. Per farlo cerca l’aiuto di Don Pietro (Aldo Fabrizi), da sempre vicino alla Resistenza.

Ma i nazisti fanno una nuova retata, questa volta nel palazzo dove abitano Francesco e Pina.

Questa scena è rimasta impressa nell’immaginario collettivo per il suo forte significato più che per il modo in cui è stata girata.

La sequenza si apre con un’inquadratura su Pina, intenta a consolare una delle tante donne messe in fila dai nazisti, mentre è in corso la retata.

La macchina da presa si muove lentamente per seguire il movimento di un soldato delle SS (come si nota dalla scritta sull’elmetto) preposto alla loro sorveglianza.

Sale la tensione. Il soldato accarezza Pina sfruttando la sua posizione di potere, certo che la donna subirà in silenzio qualsiasi tipo di avances. Non viene ripreso in viso, ma sempre di spalle. Questo perché Rossellini non vuole rendere umano un personaggio così squallido.

Pina, donna forte e “vera” risponde al gesto con uno schiaffo, dopo un’occhiata di sdegno. Quest’azione descrive molto meglio di tante parole perché il personaggio di Pina e la sua interprete Anna Magnani siano passati alla storia.

Fino a quel momento il pubblico italiano era abituato alle donne “non mi guardi, non mi tocchi” del cinema fascista dei telefoni bianchi.

Timide, discrete, false. Recitavano in un italiano formale e artefatto. Rappresentavano una società alto-borghese irreale.

Anna Magnani invece veniva dalla scuola del varietà, era abituata a dialogare col pubblico, quasi mai elegante nei giudizi. Portò una linfa nuova nel cinema italiano. Per la prima volta la protagonista di un film recitava in romanesco,  si agitava, urlava ed insultava.

Così come fa Pina quando scopre che Francesco è stato catturato dai tedeschi.

Rossellini alterna velocemente le immagini dei due promessi sposi mentre tentano di divincolarsi, entrambi bloccati dai soldati tedeschi. Rossellini aumenta la tensione emotiva  con un’inquadratura ravvicinata di Francesco. Lo spettatore può vedere nel suo sguardo la disperazione per una morte certa. . Poi una ripresa veloce di lui trascinato dai nazisti per mostrare quanto ormai non possa più liberarsi.

L’odio provato dallo spettatore verso i nazisti è sublimato dall’atteggiamento di Pina. Si libera del soldato, sfoga la sua rabbia schiaffeggiandolo e dandogli della “carogna”, per poi correre da Francesco, che chiama incessantemente. La ripetizione del nome non è un aspetto secondario. Coinvolge lo spettatore aumentando il climax drammatico.

Pina dopo una rapida corsa è ancora bloccata dai tedeschi. Rossellini alterna come prima, il tentativo dei due innamorati di ricongiungersi. Il regista “colora” la scena, inserendo Marcello, il figlio di Pina, mentre scalcia un soldato tedesco.

Anche Don Pietro cerca di trattenerla. Sa che la situazione potrebbe degenerare. Ma la nostra eroina non se ne cura. Si lancia all’inseguimento del furgone che sta portando via Francesco.

Qui si vede il talento di Rossellini nel dilatare il tempo dell’azione. Infatti la Magnani era caduta troppo presto rispetto al previsto.

Il regista inserisce nel montaggio prima l’inquadratura frontale di Pina che corre verso il furgone, poi altre tre inquadrature per dare l’illusione che Pina fosse andata ancora più avanti nella corsa.

La prima è la ripresa laterale della stessa azione inquadrata prima frontalemente.  La seconda è il tentativo di Don Pietro di  nascondere il la morte della madre al figlio. L’ultima inquadratura prima dello sparo riprende Francesco mentre urla “tenetela, nel vano tentativo di salvare almeno la vita di Pina.

Il momento è tragico.

Pina è morta per salvare il suo amato, per la libertà e anche per rendere questo film indimenticabile.

Rossellini inquadra ora la corsa del figlio Marcello mentre abbraccia la madre. Stesa come una Pietà al contrario.

In questa sequenza fuoriesce la grande umanità di Don Pietro. allontana il bambino dal corpo ancora caldo della madre e la abbraccia, cercando di vedere se è ancora viva.

Il regista inquadra con un totale Don Pietro che tiene il corpo di Pina, mentre Marcello si dimena urlando. Simbolo del l’impotenza dell’uomo di fronte alla morte.

Andrea Fioravanti

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