Philipp Seymour Hoffman

In occasione della morte di Philip Seymour Hoffman, OggiBlog.it apre una nuova rubrica di cinema: Sunset Boulevard .

Ogni settimana parleremo della carriera di un grande attore o attrice del passato o prematuramente scomparso.

Non una biografia completa, ma piccole finestre: spezzoni di film, riconoscimenti ed episodi chiave. Tutto ciò che può destare curiosità o ricordo. Nessuna celebrazione o retorica.

 

Buon viaggio nel viale del tramonto di Philip Seymour Hooffman!

Forse il miglior attore della sua generazione. Era approdato al cinema come  caratterista per via del sua corporatura e lo sguardo da personaggio borderline. Ma ha affinato sempre più un talento, che gli ha fatto fare il salto di qualità fino all’Oscar come miglior attore protagonista per “Truman Capote – A sangue freddo”.

Nonostante sia morto a 46 anni ha avuto una lunga carriera cinematografica, e non solo.

Scopriamola.

Appare per la prima volta in un episodio della prima stagione della serie televisiva Law & Order. Nella puntata “Estate violenta”. Interpreta uno degli imputati accusati dello stupro di una giornalista. Anche se si tratta di una breve apparizione, Hoffman dà subito mostra del suo talento. Come si vede nello suo sfogo verso l’insicuro testimone che lo sta accusando (da 00.35). Nell’episodio appare anche Samuel L Jackson.

Philip Seymour Hoffman si ritrova sempre nel banco degli imputati nella sua prima apparizione cinematografica rilevante, dopo aver recitato in alcuni pellicole indipendenti. Il film è “Scent of a Woman” (1993) il remake di Profumo di donna (1974) di Dino Risi.

Il ruolo è quello di George Willis jr, un ricco studente della Bard school di Boston compagno di studi del co-protagonista Charlie Simms (interpretato da Chris O’Donnel, futuro Robin e D’Artagnan). In questo caso è chiamato a rivelare i nomi degli studenti che hanno riempito di vernice la macchina del preside. Un personaggio negativo e vile che accetta di parlare, sotto pressione del padre, a differenza dell’integerrimo Charlie.

 

Un esempio di come Hoffman abbia mosso i suoi primi passi nel mondo del cinema come caratterista è il film “Boogie-Nights” – L’altra Hollywood, del 1997.  Interpreta Scotty J, pornoattore  che tenta di rimorchiare il protagonista Eddie Adams (Mark Wahlberg).

Un ruolo cult nella filmografia di Philipp Seymour Hoffman è quello del maggiordomo tuttofare ne  ”Il grande Lebowski” dei fratelli Coen. Un personaggio zelante al limite del maniaco-ossessivo, isterico e represso. In questa scena (da apprezzare in lingua originale) intima ripetutamente al protagonista (Jeff Bridges) di non toccare i trofei e riconoscimenti del suo ricco omonimo. In bilico tra educazione e mania. Una risata difficile da dimenticare.

In  “Quasi famosi” (2000) interpreta Lester Bangs, il più grande critico musicale di tutti i tempi. SI tratta sempre di una breve apparizione. Interessante non tanto per la recitazione ma per il contenuto. In particolare la regola spiegata al giovane protagonista, per farsi spazio nel mondo dei critici:  essere “sinceri e spietati”. Infatti questo film fa schifo, descrive un mondo del rock edulcorato per famiglie, ma è un cult per chi ama questo genere.

Manca però qualcosa alla sua carriera. Un talento sprecato in piccoli ruoli, mai da protagonista. Nell’immaginario collettivo rimangono solo le star da locandina, quasi mai le spalle. Chiedere a un grande attore Premio Oscar Thomas Mitchell per avere conferma.

Forse anche per questo nel 2005 coglie al volo l’occasione di recitare in Truman Capote – A sangue freddo

Finalmente un ruolo da protagonista. Il film racconta la vita di Truman Capote durante i sei anni di stesura di “A sangue freddo”, basato sulla strage di una famiglia del Kansas ad opera di due assassini, condannati alla pena capitale.

Capote è considerato uno dei più importanti e influenti scrittori del dopoguerra statunitense. L’autore di Colazione da Tiffany, dichiaratamente omosessuale, era un personaggio difficile da interpretare e Hoffman sembrava l’attore meno adatto. Il corpo pingue e il timbro da basso sembravano lontani dall’esilità fisica e vocale di Capote.

Invece Hoffman porta il suo talento a livelli di eccellenza, come mostra questa scena:

Per ottenere informazioni sugli assassini, Capote sfrutta le proprie abilità da mondano per affascinare una annoiata casalinga e il marito poliziotto. Hoffman è Capote e non notiamo la differenza nella mimica, voce o espressioni. La trasformazione camaleontica non scivola mai nel macchiettismo, facendogli vincere l’Oscar e il Golden Globe come miglior attore protagonista.

Una carriera in ascesa.

L’Academy non lo dimentica più . Riceve  per tre volte la nomination come miglior attore non protagonista.

La prima volta per “La guerra di Charlie Wilson”  dove veste i panni di Gust Avrakotos, agente della CIA e informatore del deputato texano Charlie Wilson (Tom Hanks). L’intento del politico è finanziare gli afghani che  negli anni ’80 combattevano contro l’invasore sovietico. Vent’anni prima di quello americano. Un film con grandi ambizioni ma alla prova dei fatti anemico. Rimarrà nella storia l’interpretazione di Philips Seymour Hoffman? Vedremo.

http://www.youtube.com/watch?v=epBaFXrwIV8

Uno dei personaggi più ambigui interpretati dall’attore newyorkese è Padre Flynn ne ”Il dubbio“. Accusato di aver abusato di uno studente dall’intransigente Sorella Aloysius (Meryl Streep), preside della scuola cattolica dove insegna, il sacerdote nega.

Ma resta un dubbio: verità o pettegolezzo?

Un film da recuperare anche solo per gustarsi il “duello” di recitazione tra due mostri di bravura.

L’ultima grande interpretazione di Hoffman è quella di Lancaster Dodd in The Master, diretto da Paul Thomas Anderson, con cui aveva lavorato nel già citato Boogie Nights e Magnolia.

Il carismatico capo spirituale del movimento “la Causa” negli Stati Uniti dei primi anni ’50 ha creato un metodo di introspezione sperimentale ed è pronto a mostrarlo a ricche signore per ottenere nuovi adepti e finanziamenti. Ma c’è sempre qualche scettico.

Magistrale la concentrazione che Hoffman mostra in questa scena. Un incalzante climax crescente svela la vera anima del protagonista,  nascosta dietro la maschera imperturbabile del guru.  Fino all’esplosione in una parolaccia, poco consona alla figura di saggio.

 

 

Philip Seymour Hoffman è morto il 2 febbraio di quest’anno per overdose di eroina nel suo appartamento di New York.

Senza retorica, l’ultima finestra che OggiBlog.it aprirà sulla sua carriera è un suo monologo tratto dal I love Radio Rock (2009) di Richard Curtis

Qui interpreta “il conte”, deejay di una radio clandestina che passa musica Rock nell’Inghilterra degli anni ’60. Quella che si finge, ancora per poco, perbenista. La nave dalla quale trasmettono sta affondando. Non resta che lanciare un ultimo appello.

Sono sicuro che sarà facile per il lettore tradurre la metafora musicale in cinematografica.

 

Andrea Fioravanti

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