THE HATEFUL EIGHT: LE IENE NEL SELVAGGIO WEST

 

E’  appropriato che l’ottavo film di Quentin Tarantino (come annunciato nei credits) s’intitoli The Hateful Eight, per non parlare del fatto che ha otto protagonisti principali. Rivisitando i temi delle sue opere precedenti, la maggior parte di The Hateful Eight, a dispetto del genere, è ambientato in interni, dove i personaggi sono confinati in uno spazio limitato, come accadeva nella pellicola di debutto di Tarantino, Le Iene. E, come in quello del 1991, il nuovo film vanta un impressionante gruppo di attori, alcuni dei quali hanno lavorato col regista in precedenza.

Mescolando elementi del western classico, compreso Ombre rosse di John Ford (1939), The Hateful Eight è un film che avrebbe potuto essere ambientato in un altro tempo e spazio. Più che in altri suoi film precedenti, questo nuovo procede come un giallo di Agatha Christie (nello specifico, Dieci piccoli indiani), un thriller nel quale l’identità e le motivazioni dei personaggi continuano a cambiare e non sono mai chiari, per volontà del regista. Molti elementi sono vaghi, compresa la collocazione storica – non è chiaro se la storia abbia luogo sei o dodici anni dopo la Guerra Civile; ma davvero non è poi così importante. Tanto più che, come è noto, ne era stata fatta una versione precedente in forma di lettura per palcoscenico, e lo stesso Taratino aveva dichiarato che avrebbe potuto vedere questo lavoro come una produzione teatrale.

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