“The Monuments Men” di George Clooney

 

Mentre le forze alleate stanno sferrando il loro attacco alla Germania lo storico dell’arte Frank Stokes ottiene l’autorizzazione da Roosevelt in persona per mettere insieme un gruppo di esperti che cerchi di recuperare le opera d’arte che Hitler ha fatto portare via e nascondere in previsione della costruzione del mastodontico Museo del Fuhrer. In caso di sconfitta del Reich l’ordine è di distruggerle. Si viene così a creare una compagnia formata da due storici e un esperto d’arte, un architetto, uno scultore, un mercante, un pilota britannico e un soldato ebreo tedesco per le traduzioni. Escluso quest’ultimo i componenti del gruppo non hanno certo l’età dei combattenti ma la loro missione non è priva di pericoli. L’onestà del regista e sceneggiatore emerge comunque sin dall’apertura quando Stokes mostra una diapositiva dell’Abbazia di Montecassino distrutta da un bombardamento. Che non fu opera dei nazisti ma delle forze alleate.Qui andrebbe aperta una lunga discussione, perchè gli anglo-americani continuarono a distruggere monumenti senza provare alcuna remora ! Dresda, rasa al suolo senza motivi, ne rappresenta l’esempio massimo, per non parlare delle distruzioni operate in Italia prima, durante e dopo l’armistizio del settembre 1943.

 

Pur essendosi ispirati alla storia vera dei Monuments Men, Clooney ed Heslov ai fini della narrazione si sono presi alcune libertà nel delineare i personaggi: alcuni somigliano ai veri protagonisti della storia, altri sono inventati e resi quanto più imperfetti, in modo che il pubblico possa provare empatia per loro.

Il personaggio di George Clooney s’ispira allo storico dell’arte George Stout, che era a capo del reparto conservazione del museo Fogg, il museo d’arte più vecchio di Harvard, e in seguito fu nominato direttore del Worcester Art Museum e dell’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston. Raggiunse la linea del fronte durante la guerra per contribuire al salvataggio dei tesori artistici a Caen, Maastricht e Aachen, oltre che al recupero di tutti i beni e opere d’arte che i nazisti avevano immagazzinato a Siegen, Heilbronn, Colonia, Merkers e Altaussee. “George Stout, che sarebbe diventato il leader non ufficiale dei Monuments Men, aveva rinunciato dopo un tentativo iniziale, pensando che nessuno avrebbe mai accettato l’idea di un gruppo di storici dell’arte, architetti e artisti di mezza età sguinzagliati in giro per l’Europa al fianco dei soldati sul campo di battaglia”, dice Edsel. Invece Roosevelt approvò.
James Granger, il personaggio interpretato da Matt Damon – alla sesta collaborazione con Clooney -, s’ispira a James Rorimer, che divenne direttore del Metropolitan Museum of Art di New York.
Claire Simone, il personaggio di Cate Blanchett, si rifà a Rose Valland, una storica dell’arte, membro della resistenza francese e, al tempo dell’occupazione nazista, responsabile del museo Jeu de Paume di Parigi. I tedeschi usarono il museo come deposito per le collezioni d’arte e gli oggetti confiscati agli ebrei e per l’ordinamento di un volume di circa 20mila opere d’arte.
La relazione tra Granger e Claire Simone ha preso spunto dal rapporto di Rorimer con Valland, anche se i risvolti romantici tra i due sono pura fantasia.
Il personaggio di Bill Murray s’ispira ad alcuni dei Monuments Men, tra cui l’architetto Robert Posey. Mentre prestava servizio nella 3a Armata del Generale Patton durante la guerra, Posey scoprì la miniera di sale di Altaussee, dove i nazisti avevano nascosto il polittico dell’Agnello Mistico, la Madonna di Bruges di Michelangelo, l’Astronomo di Vermeer e migliaia di altre pezzi.
Il Preston Savitz di Bob Balaban s’ispira al Monuments Man Lincoln Kirstein, un impresario americano, esperto d’arte, scrittore e personalità culturale di spicco a New York, dove ha cofondato il New York City Ballet. Nel film il Kirstein di Balaban affianca il Richard Campbell di Murray e il loro rapporto rispecchia quello tra Kirstein e il capitano Robert Posey, entrambi assegnati alla 3a Armata del Generale Patton durante la ricerca del polittico dell’Agnello Mistico.
Walter Garfield, il personaggio di Goodman, richiama il Monuments Man Walker Hancock, uno scultore originario di St. Louis, così come Goodman.
L’ultimo Monuments Man nel film è Sam Epstein, interpretato da Dimitri Leonidas, ispirato a Harry Ettlinger, oggi canuto vecchino al seguito del cast nella presentazione del film in Italia. Non ancora diciannovenne, era l’unico soldato vero del gruppo, ingaggiato per la sua capacità di guidare e parlare tedesco: era nato in Germania ma, in quanto di fede ebraica, nel 1938 era fuggito in America. Leonidas è l’unico del cast che ha avuto modo di relazionarsi durante e dopo le riprese con il vero Momuments Man che interpretava.
Assolutamente inventato, visto che non c’erano francesi tra i salvatori d’arte made in Usa, è Jean-Claude Clermont, il personaggio di Dujardin, il francese premio Oscar di The Artist.
“Le cose più buffe del film per assurdo sono vere”, spiega però Clooney. “Ad esempio è vero che una pala d’altare fu usata come tavolo”.

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