‘Urla del silenzio’: il genocidio cambogiano e un’amicizia incredibile

‘Urla del silenzio’ è un film d’inchiesta, con la regia del britannico Roland Joffè, del 1984. Racconta del genocidio cambogiano e ha segnato il debutto dietro alla macchina da presa per Joffe. Una pellicola che entra nel dettaglio di una tragedia, seguita all’evacuazione americana nel 1975, per i popoli della Cambogia.

Joffe riprende il best seller del giornalista Sidney Schenberg (Waterston), in quel drammatico periodo corrispondente da Phnom Penh per il ‘New York Times’. Il protagonista è Dith Pran (Ngor), preso dai Khmer Rossi che avevano preso il potere del Paese, e sottoposto a rieducazione in un campo di lavoro. Ma è anche la storia splendida d’amicizia tra un giornalista Usa e uno cambogiano.

Urla del silenzio’ ha vinto tre premi Oscar. Uno è stato portato a casa da Haing S. Ngor, come migliore attore non protagonista; gli altri due sono andati al montaggio e alla fotografia.

Nella pellicola viene descritta la ferocia dei Khmer Rossi, partito socialista che comanderà il Paese, con gli americani incapaci di opporsi. Dith Pran è  l’interprete e il primo ‘amico’ che trova Sidney Schanberg al suo lavoro in Cambogia. E i due diventeranno inseparabili. Nel momento in cui i Khmer diventano l’autorità, Pran decide di non lasciare casa sua insieme alla famiglia, ma di rimanere con Sydney, nonostante questi lo inviti ad andarsene.

Se il giornalista americano alla fine riuscirà a tornare in patria, Pran verrà a contatto con le fattorie comuni, dei veri campi di prigionia. La Cambogia è il sottofondo di tutto, il massacro di cui pochi hanno parlato. Un genocidio dimenticato. L’impotenza americana, forse simile a quella che l’Occidente ha mostrato in Siria in questi anni. Paiono scene di oggi, pur se del 1975 (e portate sullo schermo nel 1984): mine antiuomo, bambini soldato, esplosioni, villaggi e famiglie distrutte.

Dicevamo dei premi. Se Haing S. Ngor alla fine porterà a casa cinque riconoscimenti, Sam Waterson dovrà accontentarsi di una nomination nel ruolo complicato di inviato di guerra. Oscar per la fotografia di Chris Menges e per il montaggio di Jim Clark. Come l’accostamento di Pran tra mucchi di fango e cadaveri e il conferimento del premio giornalistico a Sidney. Indimenticabile pure la scena finale, quando i due amici si rivedono, accompagnati da ‘Imagine’ di John Lennon. È stata segnalata come una delle più emozionanti dell’intera storia del cinema.

A venti anni dalla morte di Pol Pot,il sanguinario tiranno rosso che impose un regno del terrore alla Cambogia, citando questo film vogliamo informare le giovani generazioni troppo spesso ignare della storia mondiale recente.

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